In questo primo (speriamo non ultimo) articolo del blog vorrei entrare in dettaglio riguardo la riforma degli istituti tecnici attuata dal ministero attraverso il decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026.
Se siete pigri (non c’è niente di male) dovete fidarvi di ciò che sto per scrivere, altrimenti vi invito a cliccare sul link del decreto e leggere le 14 pagine scritte in burocratese con i relativi allegati (soprattutto gli allegati, altrimenti vi perdete una grossa fetta di informazioni).
Premessa
Prima di iniziare mi tocca fare un premessa, nel mondo scolastico spesso accade che tra la teoria (decisa dal ministero) e la pratica (attuata dalle scuole) c’è una notevole differenza.
Le scuole interpretano a modo loro ciò che il ministero emana, spesso per fare i loro comodi, altre volte per incompetenza e raramente per fare la scelta migliore per lo studente.
Chiaramente non si sfocia mai nell’illegalità ma da bravi italiani si trova sempre il sistema per aggirare la legge camminando sul filo del rasoio.
C’è da dire anche che il ministero ci mette la sua (aggiungo volutamente) nello scrivere i decreti rimanendo sul vago (tranne che per la parte economica, in quel caso è sempre ben chiaro che bisogna tagliare).
Dovete sapere che in ogni scuola esiste una cerchia ristretta di personale scolastico (dirigente, vicepresidenza, personale amministrativo e alcuni docenti “eletti”) che nella maggior parte dei casi è in grado di influenzare (e prendere) le decisioni che poi andranno a caratterizzare il singolo istituto.
Non mi scandalizza la questione, se la vediamo in un’ottica aziendale (il ministero è questo che vuole) avrebbe anche senso ma il problema si pone quando la cerchia ristretta prende decisioni per i propri comodi.
Potrebbe accadere che vengano tutelate le ore del docente X perché altrimenti non avrebbe le classi che ha richiesto con l’orario richiesto (si, ho visto gente pretendere l’orario settimanale, scritto su un foglio di carta, consegnato poi alla commissione orario, con il benestare del dirigente).
Ho espresso queste considerazioni (personali) per far capire la pericolosità di lasciare alla singola scuola troppa autonomia (ci tornerà utile anche in seguito parlando della riforma).
La riforma
Sul web si trova di tutto, articoli a favore della riforma, altri articoli contrari (sindacati in primis), video su YouTube, post su instagram che con 5 slides condensano (non so come) tutto il decreto, insomma, la scelta non manca.
Anche il buon Alessandro de Concini (se non conoscete il canale andate a vedere, personaggio super preparato e che ringrazio perché spesso utilizzo i suoi contenuti in classe e/o allegati al materiale che preparo) ha pubblicato di recente un video riguardo la riforma.
Alessandro nel video legge e commenta un articolo scritto da orizzonte scuola (fortunatamente con un blocker pubblicitario attivo), fonte generalmente affidabile ma con il difetto di condensare informazioni in poco spazio e soprattutto ha come obiettivo quello di attirare più click possibili.
Purtroppo molte delle informazioni citate in quell’articolo (pur essendo vere) non sono delle novità, esistono da diversi anni, mentre alcuni punti che ritengo importanti non vengono menzionati.
Questo non vuole essere un commento negativo verso Alessandro (ce ne fossero come lui) ma l’ho preso come esempio per spronarvi alla ricerca attiva delle informazioni senza soffermarsi al contenuto breve (se vi interessa l’argomento consiglio il libro “Divertirsi da morire” o se preferite la versione inglese “Amusing ourselves to death: public discourse in the age of show business” di Neil Postman, sociologo deceduto deversi anni fa anche se il libro sembra essere stato scritto ieri).
Partiamo con il decreto.
Articolo 1 – Oggetto e finalità
Nel primo articolo comma 2 (vi risparmio il comma 1 , sono delle considerazioni iniziali) troviamo scritto:
“Ai fini dell’attuazione del comma 1, nel rispetto dei principi di potenziamento dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e della maggiore flessibilità nell’adeguamento dell’offerta formativa, la revisione dell’assetto ordinamentale dei percorsi degli istituti tecnici tiene conto dei seguenti criteri:
A) aggiornamento dei profili dei curricoli vigenti degli istituti tecnici, attraverso:
− il rafforzamento delle competenze generali linguistiche, storiche, matematiche e scientifiche, giuridiche ed economiche e delle competenze tecnico-professionali riguardanti i profili in uscita;
− l’implementazione della connessione al tessuto socioeconomico-produttivo del territorio di riferimento, favorendo la laboratorialità, l’innovazione e l’apporto formativo delle imprese e degli enti del territorio;
− la valorizzazione della metodologia didattica per competenze, caratterizzata dalla progettazione interdisciplinare e dalle unità di apprendimento, e l’aggiornamento del Profilo educativo, culturale e professionale (P.E.Cu.P.) dello studente”
Bellissime parole che condivido pienamente ma all’atto pratico?
Se sei fortunato e hai dei docenti preparati e volenterosi magari riesci pure ad ottenere concretamente quanto scritto altrimenti la didattica per competenze e la laboratorialità la vedi col cannocchiale.
Non esiste un controllore nella scuola, il docente può presentarsi col giornale tutte le mattine e magari spiegare 10 minuti senza assegnare ulteriori compiti ed è comunque intoccabile, salvo nei casi di aggressione fisica.
il comma 2 prosegue dicendo:
“B)la definizione di meccanismi volti a dare la continuità degli apprendimenti nell’ambito dell’offerta formativa dei percorsi di istruzione tecnica con i percorsi dell’istruzione terziaria nei settori tecnologici;
C) l’attuazione di specifiche attività formative destinate al personale docente degli istituti tecnici, finalizzate alla sperimentazione di modalità didattiche laboratoriali, innovative, coerentemente con le specificità dei contesti territoriali;
D) l’elaborazione, a livello regionale o interregionale, di accordi, denominati «Patti educativi 4.0», per l’integrazione e la condivisione delle risorse professionali, logistiche e strumentali di cui dispongono gli istituti tecnici e professionali, le imprese, gli Enti di formazione accreditati dalle Regioni, gli ITS Academy, le università e i centri di ricerca, anche attraverso la valorizzazione dei poli tecnico-professionali e dei patti educativi di comunità, nonché la programmazione di esperienze laboratoriali condivise, nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente;
E) la definizione, in via sperimentale, dell’erogazione diretta da parte dei Centri provinciali di istruzione per gli adulti (CPIA) di percorsi di istruzione tecnica non erogati in rete con le istituzioni scolastiche di secondo grado o erogati in misura non sufficiente rispetto alle richieste dell’utenza e del territorio;
F) l’attuazione di misure di supporto allo sviluppo dei processi di internazionalizzazione degli istituti tecnici”
I punti B – C – D se attuati sono una novità interessante.
Nel punto B, la scelta di incentivare la continuità negli apprendimenti in ambito tecnico la ritengo sensata e lungimirante.
Va fatto capire agli studenti che l’istituto tecnico può essere un punto di partenza e non di arrivo per quanto riguarda l’istruzione.
Non dico che tutti devono fare l’università, va benissimo anche buttarsi nel mondo del lavoro appena usciti dalla scuola secondaria di secondo grado (che è un grande valore aggiunto dell’istruzione tecnica) ma spesso vedo ragazzi iscriversi al liceo perché viene venduta loro l’idea (sbagliata) che altrimenti non sarebbero in grado di affrontare un percorso universitario.
Apprezzato anche il punto C, mi piacerebbe partecipare a momenti di formazione, magari coinvolgendo aziende, università o comunque entità altamente specializzate.
Ancora meglio poter visitare altre scuole (magari all’estero) ed assistere a lezioni, si potrebbero trovare spunti e metodologie da poter riportare in classe in un secondo momento.
Ben vegano anche accordi con università, centri di ricerca, ecc… come citato nel punto D.
Tralasciamo il punto E, l’istruzione per adulti è un mondo a sé con una propria autonomia, magari ne possiamo parlare in un altro articolo, considerate però che gli iscritti a questa tipologia di percorso sono veramente pochi.
Terminiamo il primo articolo con il punto F, anche qui mi trovo a favore e spero vengano istanziati fondi per percorsi di PCTO all’estero (come avvenuto negli anni scorsi, grazie ai soldi del PNRR).
I successivi articoli sono degli approfondimenti dei punti citati.
Articolo 2 – Definizione degli indirizzi, delle articolazioni, dei corrispondenti quadri orari e dei risultati di apprendimento in esito ai percorsi di studio
Il secondo articolo elenca l’offerta formativa degli indirizzi di studio con annesse articolazioni.
Per precisare, le articolazioni sono delle specializzazioni (per gli informatici il termine più adatto sarebbe “fork”) dei vari indirizzi di studio.
Ad esempio, se scelgo l’indirizzo informatica e telecomunicazioni dovrò scegliere se frequentare l’articolazione informatica o l’articolazione telecomunicazioni.
In una singola scuola non è detto che ci siano entrambe le articolazioni.
Inserisco di seguito soltanto l’elenco fornito dal ministero, suddiviso in due macro aree, ma non vedo cambiamenti, il quadro è rimasto sostanzialmente invariato (da anni ormai) per cui nessuna vera novità.
Settore economico:
a) Amministrazione, finanza e marketing
a.1 – Indirizzo generale: Amministrazione, finanza e marketing
a.2 – Relazioni internazionali per il marketing
a.3 – Sistemi informativi aziendali
b) Turismo, beni culturali e ambientali
Settore tecnologico-ambientale:
a) Meccanica, meccatronica ed energia
a.1 – Meccanica e meccatronica
a.2 – Energia
b) Trasporti e logistica
b.1 – Costruzione dei mezzi terrestri
b.2 – Costruzioni aeronautiche
b.3 – Costruzioni navali
b.4 – Conduzione mezzi terrestri
b.5 – Conduzione del mezzo aereo
b.6 – Conduzione del mezzo navale
b.7 – Conduzione di apparati e impianti marittimi
b.8 – Conduzione di apparati e impianti marittimi e Conduzione di apparati e impianti elettronici di bordo
b.9 – Logistica
c) Elettronica ed elettrotecnica
c.1 – Elettronica
c.2 – Elettrotecnica
c.3 – Automazione
d) Informatica e telecomunicazioni
d.1 – Informatica
d.2 – Telecomunicazioni
e) Grafica e comunicazione
f) Chimica, materiali e biotecnologie
f.1 – Chimica e materiali
f.2 – Biotecnologie ambientali
f.3 – Biotecnologie sanitarie
g) Sistema moda
g.1 – Progettazione e processi produttivi per il tessile/moda
g.2 – Progettazione e processi produttivi per la calzatura
h) Agraria, agroalimentare e agroindustria
h.1 – Produzioni e tecnologie agroalimentari per il Made in Italy
h.2 – Scienze agrarie ed ambientali
h.3 – Viticoltura ed enologia
i) Costruzioni, ambiente e territorio
i.1 – Indirizzo generale: Costruzioni, ambiente e territorio
i.2 – Geotecnico
i.3 – Tecnologie del legno nelle costruzioni
Articolo 3 – Assetto didattico e progettazione del curricolo di istituto
- L’assetto didattico dei percorsi di istruzione tecnica è strutturato con riferimento alla metodologia didattica per competenze e all’integrazione dei saperi che si sviluppa attraverso una progettazione interdisciplinare e multidisciplinare da realizzarsi, tra l’altro, attraverso una progressiva organizzazione della didattica per unità di apprendimento finalizzate all’acquisizione o alla mobilitazione di conoscenze e abilità necessarie per promuovere e sviluppare competenze che consentano di gestire compiti di realtà attraverso la partecipazione attiva e autonoma degli studenti.
- La progettazione didattica può prevedere inoltre interventi personalizzati, individuali o per
gruppi-classe anche con l’impiego di metodologie differenziate, nonché attraverso una
riorganizzazione delle compresenze di cui ai quadri orari (Allegati C1-C11), secondo una gestione
funzionale allo sviluppo, approfondimento e recupero di specifiche competenze del curricolo, sulla
base di quanto definito dalla programmazione collegiale e dal Piano triennale dell’offerta formativa. - Gli istituti tecnici, nella loro autonomia, elaborano il curricolo di istituto con riferimento al Profilo
educativo, culturale e professionale (P.E.Cu.P.) della studentessa e dello studente di cui all’Allegato
2-bis del decreto-legge n.144/2022 e ai profili di indirizzo/articolazione di cui agli Allegati da A1 a
A11 nonché sulla base dei curricoli dei percorsi di istruzione tecnica come definiti con gli Allegati
B, e da C1 a C11, nei limiti del monte ore definito per le singole aree e per i singoli ambiti. - Il P.E.Cu.P. tiene conto del quadro europeo e nazionale di riferimento con particolare richiamo
alle competenze chiave per l’apprendimento permanente, al potenziamento delle discipline STEM
come definite dalle Linee Guida adottate con decreto ministeriale 15 settembre 2023, n. 184,
all’introduzione di moduli curricolari orientati ai temi della transizione ecologica e dello sviluppo
sostenibile, all’insegnamento trasversale dell’educazione civica di cui alla legge 20 agosto 2019 n.
92 come meglio definito dalle Linee guida adottate con decreto ministeriale 7 settembre 2024, n. 183
e alle attività di orientamento di cui al decreto ministeriale 22 dicembre 2022, n. 328. - Le misure di cui al presente articolo sono adottate nell’ambito delle risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica.
Il terzo articolo sembra uscito come output da un LLM dal seguente prompt “Immagina di essere un ministro dell’istruzioni che deve scrivere un decreto riguardante la riforma degli istituti tecnici. In particolare devi scrivere un articolo che rielabori con parole accattivanti (come competenze trasversali, apprendimento permanente, compiti di realtà, interdisciplinarietà ecc..) ciò che è già presente nelle linee guida ministeriali. Assicurati che le misure non creino ulteriori spese per il ministero. Cita anche i nuovi quadri orari inseriti in allegato al decreto.“
Anche qui poche novità, sulla carta sono tutte metodologie già presenti nella scuola e che attuo quotidianamente. Ciò che cambia sono i quadri orari come vedremo negli allegati.
Articolo 4 – Raccordi con l’istruzione terziaria di livello accademico e non accademico
- Nell’ambito della progettazione curricolare, le istituzioni scolastiche che erogano percorsi di
istruzione tecnica prevedono interventi volti a facilitare il raccordo con i percorsi di istruzione
terziaria degli ITS Academy di cui alla legge 15 luglio 2022 n. 99 e i percorsi delle lauree
professionalizzanti di cui all’articolo 2 della legge 8 novembre 2021, n. 163, in una logica di
continuità degli apprendimenti al fine di definire una offerta formativa orientata al progressivo
innalzamento di competenze tecnico professionali. - Gli interventi di cui al comma 1 tengono conto dell’affinità e della coerenza delle aree di attività
economica e dei settori tecnologici cui si riferiscono i percorsi di istruzione tecnica con i percorsi ITS
Academy e le lauree professionalizzanti e delle specifiche esigenze e vocazioni rilevate in connessione
con il tessuto socioeconomico-produttivo locale e nazionale. Sono inoltre programmati in sinergia
con le attività di orientamento a sostegno degli studenti e favorendo il coinvolgimento continuo e
partecipato dei partner economici e sociali.
Già discusso in precedenza, aggiungo che le attività di orientamento sono sempre tempo ben speso in favore degli studenti, per cui condivido pienamente quanto scritto.
Tali attività già vengono svolte, specie nel quinto anno.
L’unica criticità che vedo è la troppa visibilità che il ministero sta dando agli ITS.
Gli ITS si collocano a metà strada tra il diploma tecnico e la laurea, gli studenti in uscita dal percorso scolastico si possono iscrivere agli istituti tecnici superiori (ITS) frequentando ulteriori due anni di specializzazione tecnica altamente professionalizzante.
Negli ITS sono presenti anche le aziende, quindi la formazione spesso è dirottata verso i contenuti che fanno comodo agli imprenditori, legando di fatto gli studenti all’azienda stessa.
Tra l’altro il secondo anno è composto da un alto numero di ore di stage, camuffato spesso da tirocinio non pagato.
Di positivo c’è l’elevato numero di assunzioni al termine del percorso ma non deve passare il messaggio distorto che frequentare l’ITS equivalga a frequentare l’università, la laurea, a mio avviso, rimane la miglior scelta se si vuole alzare il livello di formazione.
Articolo 5 – attività formative destinate al personale docente
- Nel definire le attività di formazione del personale docente in attuazione dell’articolo 1, comma 124, della legge 13 luglio 2015, n. 107, gli istituti tecnici possono organizzare, per i docenti delle discipline professionalizzanti e per gli insegnanti tecnico pratici, periodi di osservazione in aziende delle filiere produttive di riferimento e di affiancamento tutoriale per l’aggiornamento in ordine alle innovazioni introdotte nei contesti lavorativi, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.
- Possono essere, altresì, promosse azioni formative per l’uso di modalità didattiche laboratoriali innovative che tengano in considerazione le specificità dei contesti territoriali.
Già discussa in precedenza nel punto C del primo articolo.
Suscitano perplessità le parole al termine del comma 1 “senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato”, come la implementiamo la formazione?
Articolo 6 – Patti educativi 4.0
- Al fine di supportare i processi di innovazione didattica, rafforzare la funzione orientativa dei
percorsi di istruzione tecnica e favorire l’acquisizione delle competenze specifiche e trasversali
funzionali allo sviluppo della professionalità in ambito lavorativo o alla prosecuzione degli studi
nell’istruzione terziaria, gli istituti tecnici possono promuovere o aderire, singolarmente o in rete, ad
accordi denominati «Patti educativi 4.0», stipulati a livello regionale o interregionale, che prevedono
la partecipazione degli istituti tecnologici superiori (ITS Academy) di cui alla legge 15 luglio 2022,
n. 99, delle università e dei centri di ricerca, degli enti di formazione accreditati dalle regioni, delle
imprese che operano nel sistema produttivo del territorio, nazionale o sovranazionale, nonché del
mondo delle professioni e di tutti i soggetti istituzionali che, a livello centrale o locale, concorrono
alla formazione tecnico-professionale dei giovani. - Con gli accordi di cui al precedente comma sono realizzate forme di partenariato finalizzate alla
condivisione di risorse professionali e strumentali, nonché luoghi tecnologicamente avanzati ove
sperimentare didattiche laboratoriali innovative, svolte anche in contesto applicativo, in una
dimensione dinamica e sinergica con reti territoriali e infrastrutturali, quali i poli tecnico professionali, i laboratori territoriali per l’occupabilità e i patti educativi di comunità. - I Patti educativi 4.0 possono costituire una struttura di supporto per la progettazione e
realizzazione di percorsi di formazione scuola-lavoro, il raccordo con il mondo del lavoro e delle
professioni e la programmazione delle attività formative rivolte ai docenti come definite nel Piano di
formazione del personale docente di cui all’articolo 1, comma 124, della legge 13 luglio 2015, n. 107. - Le attività di cui al presente articolo possono realizzarsi nell’ambito delle risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Un approfondimento dell’articolo 4, vengono citati i percorsi di formazione scuola lavoro (ex alternanza scuola lavoro, ex pcto, al ministero piace cambiare nomi e sigle evidentemente) svolti ormai da tanti anni (frequentati anche da me quando ero uno studente).
Articolo 7 – Erogazione sperimentale da parte dei Centri provinciali di istruzione per gli adulti di percorsi di istruzione tecnica
Articolo che approfondisce il discorso istruzione per adulti.
Articolo 8 – Sviluppo dei processi di internazionalizzazione
- I percorsi di istruzione tecnica sono riorganizzati con lo scopo di rafforzare la dimensione
internazionale, favorire gli scambi tra studenti dei diversi paesi e facilitare l’accesso al mondo del
lavoro e la mobilità dei lavoratori. - Per lo sviluppo dei processi di internazionalizzazione, al fine di contribuire alla realizzazione dello Spazio europeo dell’istruzione in coerenza con gli obiettivi dell’Unione europea, le istituzioni scolastiche che offrono percorsi di istruzione tecnica attuano le seguenti misure:
a) nei curricoli dell’istruzione tecnica è impartito l’insegnamento, in lingua inglese, di una disciplina
non linguistica compresa nell’area di indirizzo attraverso la metodologia CLIL (Content and
Language Integrated Learning), da attivare nei limiti degli organici determinati a legislazione
vigente. Tale insegnamento si sviluppa nel terzo, quarto e quinto anno di corso;
b) nell’ambito del Piano triennale dell’offerta formativa, è prevista l’introduzione, a cura dei docenti
di tutte le discipline non linguistiche, di una prospettiva interculturale e globale nella progettazione
del curricolo di istituto. - Gli istituti tecnici inoltre possono, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e nell’esercizio della loro autonomia didattica, organizzativa e di ricerca:
a) progettare e realizzare programmi di scambi internazionali, anche a distanza, stage, tirocini e
percorsi di formazione scuola-lavoro all’estero;
b) favorire e sostenere la mobilità internazionale studentesca e del personale scolastico e le
esperienze di studio all’estero;
c) attivare iniziative e percorsi, anche extracurricolari, finalizzati al conseguimento di certificazioni
linguistiche, destinate alle studentesse e agli studenti;
d) utilizzare le quote di autonomia e flessibilità per il potenziamento dello studio delle lingue
straniere, anche in relazione all’ambito microlinguistico dell’indirizzo di studio;
e) avvalersi della possibilità, di affiancare i docenti delle discipline di indirizzo e i docenti di lingua straniera con un docente di conversazione in lingua straniera anche mediante stipula di contratti di prestazione d’opera con esperti di madrelingua;
f) elaborare e realizzare progetti europei e internazionali.
Iniziamo dalle non novità, nelle scuole tecniche al triennio già è presente la cosiddetta “microlingua” (che non è una lingua piccolissima).
Gli studenti nelle ore di inglese affrontano argomenti tecnici in lingua (solitamente) inglese, in alcune occasioni coadiuvati anche da una figura madrelingua (spesso pagato dagli studenti stessi).
Riguardo al comma 1 e al comma 3 porgerei invece una domanda al ministero.
Come posso organizzare scambi internazionali, stage all’estero (avuti per qualche anno grazie ai fondi PNRR), elaborare progetti europei senza nuovi o maggiori oneri a carico dello stato?
Ulteriore criticità riguarda la partecipazione ai vari programmi erasmus ad esempio, in quel caso i fondi ci sono, ma se all’interno della scuola non sono presenti docenti disposti a farsi carico dell’organizzazione la scuola non potrà attivare tali programmi, per cui si ritorna al solito discorso della fortuna di capitare in un istituto organizzato e attivo.
Vi risparmio l’ultimo articolo (9) riguardante le disposizioni transitorie e finali.
Analizzerei ora gli allegati presenti partendo dai profili in uscita.
Per praticità e soprattutto perché non ci sono differenze dall’assetto precedente alla riforma, non inserisco di seguito la descrizione dei profili.
Preciso inoltre che mi limiterò a considerare la situazione per l’indirizzo informatica e telecomunicazioni – articolazione informatica perché è quello che conosco meglio ed in cui insegno.
Per i più curiosi è possibile scaricare gli allegati dal link del decreto sotto la voce PROFILI e RDA.
L’unica vera novità riguardante i profili è la figura di enotecnico specializzato.
Quadri orari
Rimangono quindi i quadri orari, i quali hanno suscitato particolari attenzioni dei sindacati in quanto alcune cattedre sembravano essere a rischio.
Il ministero ha poi successivamente precisato che verranno tutelate le cattedre attualmente presenti permettendo alle scuole di creare cattedre anche al di sotto delle 18 ore (se ci state capendo poco è normale, le dinamiche scolastiche sono intrecciate).
Non mi dilungo nello spiegare la situazione altrimenti verrebbe fuori un articolo troppo lungo e soprattutto al di fuori dell’argomento riforma.
Relativamente ai quadri orari abbiamo l’allegato B, riguardante l’area di istruzione generale, e diversi allegati C riguardanti le singole specializzazioni (potete scaricare il file compresso sempre dal link alla voce “QUADRI ORARI”).
Di seguito il quadro orario per l’istruzione generale

Qui il quadro è rimasto pressoché invariato.
Da notare il taglio di un’ora di italiano in quinto rispetto al vecchio quadro orario, ci tornerà utile successivamente.
Se siete interessati a capire quante ore settimanali si hanno di una certa materia basterà dividere l’ammontare orario per 33 (numero di settimane effettive di scuola).
Avrei tolto religione cattolica ma fortunatamente ormai sta diventando sempre più attività alternativa.
Come funziona l’attività alternativa? Gli studenti possono chiedere l’esonero dalla religione cattolica all’inizio dell’anno scolastico e in quell’ora vengono messi in un’altra aula per effettuare progetti extra (se la scuola è organizzata) oppure procedono con lo studio individuale.
Vorrei far notare le ore di matematica, nel triennio abbiamo tre ore settimanali, a mio avviso poche.
La matematica negli anni è stata ridotta e semplificata purtroppo, suppongo a causa dell’eccessivo numero di debiti e insufficienze.
Invece che potenziare si è abbassato il livello della materia, ciò si ripercuote anche all’università dove spesso le facoltà abbassano a loro volta gli standard (in diversi casi l’esame di analisi matematica viene sostituito con matematica generale).
Entriamo ora nel cuore della riforma mostrando il quadro orario dell’area di indirizzo.
Come già detto in precedenza mi limiterò ad analizzare la situazione per la specializzazione informatica e telecomunicazioni – articolazione informatica.
Negli allegati è possibile analizzare i quadri orari di tutte le specializzazioni.
Molti dei ragionamenti che seguiranno sono comunque analoghi negli altri indirizzi, soprattutto il (leggero ma comunque presente) taglio di ore.

Uno dei punti più importante è la scomparsa del biennio comune, fino ad oggi negli istituti tecnici il biennio prevedeva lo stesso ammontare di materie/ore per ogni indirizzo e soltanto al termine del secondo anno veniva chiesto ai ragazzi di scegliere definitivamente la specializzazione (una prima scelta veniva comunque fatta al momento dell’iscrizione al primo anno ).
Soltanto STA (scienze e tecnologie applicate),una materia del secondo anno, poteva variare a seconda dell’indirizzo.
Nella nuova riforma gli studenti devono necessariamente scegliere l’indirizzo al momento dell’iscrizione.
Come si evince dal quadro orario nel primo biennio notiamo un nuovo ambito chiamato “Elementi di base dell’indirizzo” che nel caso di informatica sfocia nella materia “informatica e reti di comunicazioni.”
Con questo nuovo assetto abbiamo un doppio effetto.
Viene anticipata la scelta effettiva dell’indirizzo, per cui a 13/14 anni bisogna essere pienamente consapevoli dei percorsi disponibili.
L’altro lato della medaglia è una maggiore specializzazione al termine del percorso, anticipando di fatto di due anni lo studio delle materie caratterizzanti si ha la possibilità di approfondire determinati argomenti.
Questo punto è stato poco discusso dai vari articoli trovati in rete, forse per una scarsa conoscenza delle dinamiche scolastiche da parte di chi scrive o forse perché non andando effettivamente a tagliare ore (e quindi cattedre), non vengono sollevate polemiche.
Ha suscitato invece maggiore interesse la questione “scienze sperimentali” dove in pratica il ministero ha accorpato alcune materie.
Riporto la nota scritta in fondi ai quadri orari:
L’ambito delle Scienze sperimentali comprende più insegnamenti (Scienze della Terra, Biologia, Chimica, Fisica) ed è da considerarsi disciplina unica. L’obiettivo primario delle scienze sperimentali è quello di promuovere la padronanza del metodo scientifico, favorendo anche la consapevolezza ambientale degli studenti attraverso lo studio di temi che li collegano alla vita quotidiana e al mondo del lavoro. L’approccio alle Scienze sperimentali, pertanto, è basato su una didattica che collega i diversi insegnamenti attraverso un linguaggio comune e, sul piano metodologico, propone attività interdisciplinari. Tenendo conto delle specificità dei diversi indirizzi e delle diverse articolazioni, e degli eventuali insegnamenti di ambito scientifico presenti negli elementi di base del quadro orario, le istituzioni scolastiche programmeranno le attività in modo da privilegiare i contenuti e le aree scientifiche più coerenti con i profili di uscita.
Qui il ministero si è davvero ingegnato per giustificare il taglio di ore cercando di vendere l’interdisciplinarietà come se fosse la soluzione a tutti i mali.
Concordo pienamente sul fatto che le scienze vadano viste nel loro insieme e non a compartimenti stagni ma non come scusa per togliermi la sedia da sotto il sedere.
C’è un ulteriore rischio, se notate la “quota del curricolo a disposizione della scuola” al primo al secondo anno ammonta a 66 ore, ciò significa che ogni singolo istituto può organizzarsi a proprio piacimento.
Non essendoci uniformità è possibile che si facciano i comodi di qualcuno piuttosto che dei ragazzi costretti a subire ciò che la scuola offre, di nuovo la fortuna torna protagonista.
Passiamo al triennio.
Come citato in precedenza scompare un’ora di italiano in quinto ma, sempre in quinto, scompaiono anche un’ora di informatica, due ore di sistemi e reti e un’ora di tecnologie e progettazione di sistemi informatici e telecomunicazioni (non scelgo io i nomi delle materie purtroppo, ma possiamo abbreviarlo come TPSIT).
Scompare anche una materia in quinto anno chiamata gestione progetto ed organizzazione d’impresa (3 ore).
Al terzo e al quarto anno scompaiono un’ora di sistemi e un’ora di TPSIT.
Il verbo “scompare” però non è del tutto adatto, il ministero anche qui ripropone la quota del curricolo a disposizione della scuola, vengono date 3 ore in terzo, 3 ore in quarto e ben 7 ore in quinto.
Che significa?
Non c’è una risposta univoca, probabilmente le scuole utilizzeranno le ore di autonomia per riportare, dove possibile, la situazione a come era prima.
Ma non sempre sarà fattibile, ad esempio in quinto, anche con le 7 ore a disposizione rimangono tagliate fuori 2 ore perché di fatto si passerà dalle attuali 32 ore settimanali a 30 ore settimanali.
E soprattutto, quali materie si prendono le ore a disposizione?
Le linee guida del ministero spingono per potenziare le materie tecniche, ma pensate che i vari dipartimenti di italiano resteranno a guardare e non vorranno riprendersi l’ora persa?
Per fare 18 ore attualmente un docente di italiano e storia ha bisogno di 3 classi, quindi ad esempio una terza, una quarta e una quinta.
Con questo nuovo assetto non sarà più possibile, perché il quinto ha 5 ore settimanali.
Si dovrà quindi spezzare la parte italiano e storia andando ad aumentare le classi del docente che sicuramente sarà contrario.
Immagino già le discussioni nei vari collegi dei docenti per sistemare la questione.
Considerazioni finali
Ma quindi la riforma è positiva o negativa?
Come spesso accade la vita non è fatta di bianco e nero ma in mezzo ci sono infinite sfumature di grigi.
Apprezzo la volontà del ministero di potenziare le materie tecniche, percorsi all’estero, collaborazioni con università e altri enti, su questi punti mi trovo pienamente d’accordo.
Avrei cercato di stanziare concretamente dei fondi per supportare i punti citati facendo passare il messaggio che l’investimento nell’istruzione è uno dei punti cruciali per il benessere di uno stato.
Sono invece seriamente preoccupato per l’eccessiva autonomia affidata alle singole scuole.
Il fattore culo fortuna è davvero troppo evidente, con il rischio di creare notevoli discrepanze nella preparazione degli studenti che frequentano la medesima specializzazione.
In questo senso avrei agito diversamente, emanando dei quadri orari ben precisi.
Un’ultima considerazione, da qualche anno il ministero dell’istruzione ha cambiato nome in ministero dell’istruzione e del merito.
Almeno un comma per incentivare gli studenti meritevoli, magari riservando loro la possibilità di frequentare periodi all’estero o attività di formazione scuola lavoro in aziende internazionali, non era proprio possibile inserirlo?
O si deve sempre e comunque pensare all’inclusione?

